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XVII Congresso della Federazione Nazionale Collegi IPASVI – Roma 5-6-7- Marzo 2015

“Ci vuole coraggio”


Il XVII Congresso della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi guarda al “Sistema salute” e al “Sistema Paese”. In entrambi i “Sistemi” il ruolo, le competenze e le potenzialità assistenziali degli infermieri si manifestano sempre più come valore aggiunto a favore della collettività.


Gli infermieri progettano, sperimentano, costruiscono e ricostruiscono processi assistenziali, percorsi organizzativi e flussi formativi. Si impegnano in nuove logiche curative, educative e nella strutturazione di reti relazionali che, nel loro integrato insieme, danno risposta a nuovi bisogni di cura ed assistenza che originano dalla fragilità, dalla dipendenza, dalla cronicità, dal disagio e dalla solitudine nella malattia e ne fine vita.


Il XVII Congresso della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi apre una nuova fase del cammino degli infermieri: quella di una costante presenza professionale a fianco dei cittadini, basata sulla consapevolezza del proprio valore e sulla volontà di rafforzare un patto strutturato; un nuovo patto per l’assistenza, una promessa che possa costituire la base per rafforzare la risposta sanitaria e garantire una presenza professionale efficace in cui sia sempre più trasparente, oltrechè strutturalmente integrato, l’apporto di chi diagnostica e cura le patologie e di chi assiste ed accompagna la persona nei suoi percorsi curativo-assistenziali.

l Collegio IPASVI della Provincia di Cuneo si è recato in forze a Roma, forte della presenza di 10 membri del Consiglio Direttivo e di 3 componenti dei Revisori dei Conti, partecipando ai lavori congressuali ed arricchendo il proprio bagaglio di conoscenza e di speranze per il futuro della professione.

L’opinione di alcuni consiglieri:

parteciparvi è sempre una bella esperienza, entusiasmante, fa bene! Ci fa capire meglio, ci ricorda che siamo infermieri! Infermieri con la “ I “ maiuscola, professionisti che accompagnano il cittadino dalla nascita alla fine della vita. Sono stati presentate vari lavori e sperimentazioni: dalla pet-terapy, all’assistenza perioperatoria, all’assistenza domiciliare…. Il Congresso Ci richiama alla responsabilità ed all’autonomia. L’infermiere accompagna e assiste il cittadino a 360 gradi e per farlo bene deve lavorare al letto del malato, essere inserito in un contesto organizzativo efficiente ed efficace e agire secondo le evidenze scientifiche frutto della ricerca!

Servono professionisti con valide competenze specifiche: l’Università deve preparare i futuri professionisti con programmi validi che garantiscano l’acquisizione delle competenze che devono essere valutate con rigore ( Progetto presentato dal Corso di Laurea in Infermieristica Università Vita-Salute San Raffaele di Milano).

Occorre un cambiamento decisivo e continuo per rispondere ai bisogni del cittadino e della società che è in continua evoluzione: l’innalzamento dell’età, la pluri-patologia, le malattie croniche… si è parlato molto di cronicità.

Dai lavori, studi e relazioni presentate si evince la volontà degli infermieri di fare e di fare bene !!! Ma per dar via al cambiamento occorre il supporto politico ed economico per realizzare un sistema sostenibile. Si è parlato di tagli … lineari.. .chirurgici… mirati…, io preferirei parlare di allocazione mirata ed equa delle risorse. Si è parlato di salute: “che cos’è la salute”?, concetto difficile da definire; possiamo forse parlare di “qualità di vita” più che di assenza di malattia??

Siamo 423 mila , siamo tanti!, possiamo fare molto!

Dobbiamo guardare avanti e puntare in alto ( funzione di coordinamento direttiva e di management) , ma senza mai abbandonare il letto del malato! C’è tanto lavoro da fare, ma la volontà c’è e l’impegno è stato espresso.

Il cittadino attende delle risposte, facciamo nostre queste riflessioni al fine di trasformarle in assistenza a misura di cittadino”.

Dove siamo? La crisi del sistema paternalistico e medicocentrico, basato sulla gerarchizzazione dei ruoli professionali e la diminuita autorevolezza della sanità pubblica oltrechè le nuove esigenze dei cittadini porta alla nascita di “una terra di mezzo” tra la salute dei cittadini (incentrata sulla cronicità, fragilità, non autosufficienza) e la sanità pubblica. La salute viene vista sempre più spesso da parte dei cittadini come l’arte dell’arrangiarsi. Dove dobbiamo arrivare? È necessario il passaggio dal Welfare statale che raccoglie e distribuisce risorse ad un Welfare generativo che valorizzi le risorse.

Dal Congresso è emerso come i cittadini italiani abbiano la propensione culturale a non ricercare le competenze infermieristiche sul territorio per via del costo elevato delle prestazioni infermieristiche e della difficoltà ad entrare in contatto con l’operatore sul territorio. Laddove le competenze infermieristiche sono ricercate questo avviene in percentuale maggiore al nord Italia rispetto che al sud ed con maggior frequenza tra le classi sociali elevate del paese. Spesso (oltre il 50 %) tali prestazioni avvengono in nero e con l’ausilio di badanti, vicini, conoscenti familiari che rappresentano erogatori inappropriati delle prestazioni infermieristiche con possibile ricaduta negativa sulla salute dei cittadini. (Rapporto del CENSIS)

La Sanità pubblica rappresenta la terza industria del paese e come tale è simbolo di coesione e volano del pese stesso. L’attuale stato dell’arte del SSN è caratterizzato da elevate performance a fronte di finanziamenti minimi (30% in meno rispetto alla media europea) e di sprechi riconosciuti.. È necessario definire la complessità assistenziale al fine di determinare le dotazioni organiche, non viceversa; è necessario traslare dal modello basato sulle conoscenze (1960) al modello delle competenze attese attualmente richiesto dai cittadini. È necessario favorire una maggior collaborazione infermieri-medici, tralasciando paura di contrapposizione e sovrapposizione dei ruoli che porta una percentuale di medici a non volere l’infermiere specialista (11,9%), ma a riconoscere comunque come potrebbe essere utile l’introduzione dell’infermiere specialista nel sistema salute (8 medici su 10, 79,3 %). (indagine EURES)

È necessario lavorare sugli sprechi del SSN al fine di riallocare le risorse a favore di prevenzione e territorio poiché se aumenta lo stato di salute del cittadino aumenta di rimando la sua produttività. È necessaria una programmazione mirata alla razionalizzazione dell’uso del personale per far fronte al precariato, in quanto il turnover del personale è solo un contenimento della spesa e non una vera programmazione. Per il Tribunale dei diritti del malato è necessario garantire il diritto alla salute ed al SSN pubblico da parte dello Stato: no a diseguaglianze tra Regioni ma approccio basato sulla sostenibilità: conoscere i bisogni, le risorse e le motivazioni per misurare e programmare a lungo termine. No a tagli lineari, sì a tagli chirurgici.

Il Sistema Sanità deve porsi le domande giuste, quelle per una nuova sanità: Per chi? Per quali bisogni? In quali forme? Con quali sostegni? È necessario un nuovo Patto per l’assistenza basato sulla programmazione del territorio, a partire dai bisogni del cittadino, con equità di accesso alle cure; con la valorizzazione dell’infermiere specialista, manager e di coordinamento; valorizzazione della formazione accademica con riconoscimento di infermieri docenti e ricercatori; valorizzazione di linee guida, criteri, standard di fabbisogno infermieristico e di fabbisogno territoriale.

In conclusione, il XVII Congresso Nazionale ci ha confermato l’attuale stato dell’arte: gli infermieri hanno una formazione di base e si impegnano in quella avanzata, il tutto a totale onere loro. Ma le istituzioni, che cosa sanno o dovrebbero sapere sulla formazione e le competenze degli infermieri?, soprattutto: “che cosa si richiede ancora agli infermieri”?, l’arringa difensiva della professione chiede alle istituzioni: “che cosa ci manca ancora? Perché la nostra professionalità ed il nostro ruolo sono ancora in discussione?”.

Ci vuole coraggio” per passare dalle parole ai fatti, coraggio per cambiare ed ampliare la visuale sulla sanità pubblica”.

Riflessioni di tre Infermiere neolaureate che hanno partecipato al Congresso con l’iniziativa proposta dal Collegio Ipasvi di Cuneo.
L’apertura del Congresso ci ha colpito molto, abbiamo visto un video sul lavoro degli infermieri e ascoltato l’Inno Nazionale. In seguito sono stati elencati tutti i collegi Ipasvi, ad ogni collegio saliva sul palco uno studente con la rispettiva maglia del collegio e con un cappellino di colore rosso verde o bianco per disporsi in modo da formare la bandiera italiana. In Italia esistono 103 collegi e sono apparsi uno alla volta sul video proiettore con a fianco il numero degli iscritti all’albo. Non avevamo idea che fossero così tanti e alcuni numeri ci hanno fatto riflettere … gli iscritti diCuneo e Torino sono molto numerosi e sommati insieme danno quasi un terzo di tutti gli iscritti del Piemonte.
“Quella odierna – ha affermato il presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti, Andrea Mandelli – è una fase delicata per i professionisti, ma infermieri e farmacisti sono gratificati da una sfida comune: avere il cittadino come riferimento costante e come terminale della propria attività”.
Il sovraccarico di lavoro nei reparti d’ospedale come nelle realtà private, i turni notturni, i turni festivi e le tantissime responsabilità che pesano sull’infermiere a volte sono tali da creare difficoltà; infermieri che da anni vivono questa situazione difficile provano un senso di nausea e manifestano stanchezza. L’infermiere non dovrebbe mai dimenticarsi il vero motivo per cui lavora, ovvero dedicarsi alla gestione del malato, affermato anche nell’articolo 7 del Codice Deontologico: “L’infermiere orienta la sua azione al bene dell’assistito di cui attiva le risorse sostenendolo nel raggiungimento della maggiore autonomia possibile, in particolare, quando vi sia disabilità, svantaggio, fragilità”. Al centro del nostro lavoro non ci sono soldi, fatture, beni materiali…. ma la vita di una persona!! Noi, infermiere laureate da meno di due anni, ci siamo sentite particolarmente coinvolte dal dibattito sul ruolo professionale dell’infermiere nella sanità attuale. Gli infermieri nelle strutture sono insufficienti rispetto alla domanda, ma in contemporanea vi è il blocco delle assunzioni, in particolare nelle strutture “pubbliche”, ma anche nel privato non si riesce a far incontrare adeguatamente domanda con offerta. Nel privato inoltre si sono create delle strutture di intermediazione tra cittadino e infermiere, che in molti casi si rilevano svantaggiose per entrambi. Per questo si è discusso molto, durante il convegno, su un necessario intervento politico sul lavoro sull’occupazione per fare incrementare la soddisfazione professionale ed economica degli infermieri. “Basta con la riduzione numerica dei professionisti e con l’ibernazione dei loro compensi – ha detto la presidente della Federazione, Annalisa Silvestro – legata ai tagli lineari che minano alla base il livello e la qualità dell’assistenza, mettendo a rischio la salute dei cittadini”.
La situazione attuale mette infatti a rischio tutte e due le “facce della medaglia”: il professionista, che spesso si colloca in una posizione subordinata nell’ambito delle prestazioni infermieristiche di territorio, sviluppando un’attività fondata su reti parentali, o accettando collocazioni a basso reddito nelle strutture di intermediazione e il cittadino che, per contenere le spese, propende in molti casi alla richiesta di figure professionali non infermieristiche, che spesso alimentano il fenomeno dell’inappropriatezza delle prestazioni. Per questo motivo si parla di un nuovo patto con il cittadino, poiché per realizzarlo si devono impegnare tutti, dall’organizzazione delle strutture all’impegno del governo al fine di arrivare ad un miglioramento dell’assistenza.
Concludendo, questo convegno è stata un’esperienza unica che ci ha fatto riflettere sul ruolo e sull’importanza della nostra professione, sulle circostanze politiche che incidono sul buon funzionamento delle strutture sanitarie e sulle difficoltà che l’infermiere va incontro per soddisfare i bisogni dei cittadini. Nonostante tutto siamo contente di aver partecipato a questo convegno, di aver ascoltato i vari temi proposti durante queste tre giornate, sono stati molto interessanti, riflessivi, emozionanti e un motivo per spronarci a crescere sempre nella nostra professione e a non fermarci davanti alle difficoltà che si incontrano durante il nostro percorso infermieristico.

                                                                                                                              Gloria, Chiara ed Enrica

 

 

 

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