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Non rinviabile il problema dei 70mila infermieri che mancano in Italia rispetto alla media Ocse

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Il Collegio Ipasvi di Cuneo, nelle persone della Presidente Barbotto Laura e della Consigliera Toselli Nadia, ha partecipato all’evento “Stati Generali della Salute” manifestazione nazionale organizzata dal Ministero della Salute a Roma presso l’Auditorium “Parco della Musica” l’8 e 9 aprile 2014.

L’iniziativa voleva essere una importante occasione di dibattito tra le istituzioni, gli enti, le imprese e gli operatori pubblici e privati della sanità italiana, sulle tematiche più urgenti e attuali nel campo sanitario con particolare riferimento allo scenario europeo ed internazionale, anche in vista del ruolo dell’Italia nel prossimo semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea.
Il Ministro Lorenzin ha invitato, tra gli altri, tutte le rappresentanze degli Ordini e Collegi, per un evento che mirava a far confrontare il mondo della sanità sul futuro dell’organizzazione sanitaria, sul diritto alla salute, la prevenzione, la ricerca e la sicurezza.
Nonostante il titolo altisonante della due giorni, si è trattato di un meeting poco astratto e molto interlocutorio, con un confronto interattivo continuo con i partecipanti in sala.
Il ministro Lorenzin ha presidiato molte delle sessioni previste, ha giocato spesso il ruolo di provocatore nei confronti dei diversi stakeholder dell’universo della salute e ha dichiarato con entusiasmo il suo desiderio di ascoltare tutti gli attori del sistema per poter prendere spunto dalle idee di tutti e impegnarsi nel prossimo periodo sul fronte sanità con nuove consapevolezze.

L’evento si è aperto solennemente con la partecipazione, accanto al ministro Lorenzin, del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi.

Sono seguiti, in due giornate molto piene, confronti, simposi, tavole rotonde su tutti i temi che interessano ogni giorno i decisori in sanità: si è parlato di modelli di sostenibilità, di trasparenza e disponibilità dei dati, di rete territoriale, di costi standard; del futuro delle professioni sanitarie, di ricerca, di farmaceutica anche a livello europeo, del valore della prevenzione; e ancora: di medicina di genere e di diagnosi preventiva, di innovazioni nel campo assistenziale e della ricerca (erano presenti numerosi IRCCS, con area espositiva dedicata).
Il ministro Lorenzin per l’occasione ha dichiarato di aver chiamato a raccolta tutti i rappresentanti e i protagonisti delle varie professioni. E ha voluto da tutti loro proposte concrete e opinioni in merito al percorso da attuare e alle scelte da sostenere nei prossimi mesi sul fronte “salute” in Italia.
In rappresentanza nazionale della Federazione Ipasvi ha partecipato alla prima tavola rotonda il Vice Presidente Gennaro Rocco.
La richiesta del dott. Rocco è stata precisa: “Il Governo giochi subito tre carte: sblocco del turn over, adeguamento degli organici, sviluppo della sanità territoriale”.  Nel corso della tavola rotonda sul ruolo e il futuro delle professioni sanitarie, il Vice Presidente della Federazione IPASVI Gennaro Rocco ha insistito sull’evoluzione dei bisogni di cura e di assistenza legata all’invecchiamento della popolazione, con un numero crescente di pazienti affetti da multipatologie che necessitano di cure sempre più complesse. Ha rimarcato il ruolo centrale ed esclusivo dell’infermiere nella presa in carico della persona assistita chiedendo al ministro Lorenzin di assumere impegni precisi per un deciso cambio di passo del Governo sulla grave emergenza degli organici infermieristici.  
“Non è più rinviabile il problema dei 70 mila infermieri che mancano nel nostro Paese rispetto alla media Ocse, mentre addirittura abbiamo 30 mila colleghi disoccupati – ha osservato il Vice Presidente della Federazione IPASVI – Accade non perché manchino le possibilità di lavoro per questi professionisti, di cui anzi ci sarebbe un gran bisogno, ma per gli effetti di politiche miopi troppo concentrate sul taglio dei costi. Serve invece un piano di riorganizzazione serio delle cure e dell’assistenza sul territorio capace di abbattere il ricorso improprio dei cittadini in ospedale che oggi aumenta enormemente i costi. E senza infermieri questo non si può fare”.
Il dott. Rocco ha poi osservato come “vecchie ipotesi” come quella dell’infermiere di famiglia dovrebbero ora realizzarsi concretamente: occorre però un atto di coraggio da parte dell’Italia, ancora lontana dall’assetto organizzativo europeo.
Interessante è stato il workshop ‘Idee per il Patto: il contributo dei produttori di salute’ che ha visto protagonisti nella seconda giornata diversi rappresentanti delle varie professioni: la richiesta di definire al più presto il Patto per la Salute tra Stato e Regioni è stata unanime. Vi ha partecipato Vito De Filippo, sottosegretario alla Salute.
Sono stati evidenziati con onestà anche ostacoli e difficoltà: il mancato rinnovo dei contratti, i Piani di rientro che incombono su oltre metà delle Regioni, il turn over bloccato. In generale, refrain di queste giornate è stata la necessità di costruire processi di deospedalizzazione, di riorganizzare la rete ospedaliera per riassestare il sistema e renderlo fruibile e vicino alle esigenze dei cittadini. Questa la richiesta anche delle parti sociali sul palco, oltre che delle professioni sanitarie.
Un’unica, ma importante, nota negativa: al centro dell’attenzione, col microfono in mano, tanti medici e pochi infermieri. Si discuteva della sanità che verrà con una rappresentanza salda (e quasi esclusiva in alcune tavole rotonde) di medici.
Il moderatore e presentatore della prima giornata ha osservato provocatoriamente come la visione olistica della persona assistita, molto richiamata dagli attori medici sul palco, è la stessa che lui ha “appreso” dal mondo infermieristico già una ventina di anni orsono. E ha fatto notare quanto i medici siano ancora “lontani” sul piano comunicativo dai loro pazienti. Mentre gli infermieri, con l’arte dell’assistenza, si avvicinano alle persone nel sistema salute.
Come rappresentanti di una professione della quale apprezziamo il valore reale e potenziale, avremmo voluto sentire parlare di salute non solo con gli interlocutori di sempre, rappresentativi di una sola parte del mondo sanitario, ma anche e soprattutto con le professioni del futuro. In termini di competenze, qualità e quantità. Il sistema salute in Italia ha bisogno di una scossa: per farlo però è necessario prendere consapevolezza del contributo reale che può dare una variegata e ricca presenza di professioni, in ambito ospedaliero e sul territorio, infermieri in primis.

Consigliera Toselli Nadia